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Archive for the ‘italian history/storia’ Category

Recentemente la mia amica Dianne Hales, l’autrice di “La bella lingua: My love Affair with Italian, the world’s most enchanting language”, ha ricevuto un grande onore “l’Ordine della stella della solidarietà” dal Presidente della Repubblica d’Italia per la sua promozione della lingua Italiana. Ecco la sua storia:

Venticinque anni fa arrivai in Italia con una sola frase: “Mi dispiace, ma non parlo italiano.”  Avevo appena scritto un libro sulla medicina del sonno ed ero in Svizzera per una presentazione. Volevo da sempre visitare “Lo Stivale” e lì decisi,  improvvisamente, di saltare su un treno per l’Italia.

Quando il treno lasciò la stazione, mi accorsi che la mia valigia era rimasta sul binario. Presa dal panico, chiesi aiuto a tutti—ma in inglese. Il conduttore mi disse, “Signorina, non c’è problema. Domani mattina a Milano.”

Tutti i passeggeri sembrarono sollevati. Ripresi posto e pensai, “Meno male, vado a Milano e il gentilissimo Signor Domani Mattina mi darà la valigia.”

Quando arrivai a Milano, fermai ogni uomo in divisa. “Signor Domani Mattina?” , “Signor Domani Mattina?” …Alla fine, un’anima pia mi spiegò, “No, Signorina, Domani Mattina vuol dire il giorno dopo oggi.”

Il giorno successivo lasciai Milano (con la valigia!) e arrivai a Firenze; ed lì era nata la mia passione per l’italiano. Sei anni fa ho iniziato la mia ricerca per un libro sulla lingua italiana. Per me il lavoro, lo sviluppo delle idee, la stesura del libro sono stati, non solo una bella sfida (come un’amica romana ha detto), ma una lunghissima dichiarazione d’amore.

La Bella Lingua: My Love Affair with Italian, the World’s Most Enchanting Language è uscito due anni fa ed è diventato un “best-seller” negli Stati Uniti, Canada e Australia.  Questo libro  ha portato nella mia vita tante bellissime cose. Ho imparato moltissimo. Ho incontrato nuovi amici. Ho scoperto un affascinante mondo nuovo. Tutto è andato sorprendentemente aldilà delle mie aspettative.

In marzo mi è stato comunicato di aver ricevuto una grande onorificenza. Il Presidente della Repubblica mi ha nominata Cavaliere dell’Ordine della Stella della Solidarietà d’Italia per il contributo che La Bella Lingua ha saputo dare alla promozione dell’italiano.

La cerimonia a San Francisco sembrava un sogno. Mentre tenevo la medaglia (foto sopra) tra le mani, non riuscivo a credere che il governo italiano mi avesse voluto conferire questo meraviglioso riconoscimento. Ricevere un’onorificenza così particolare, così grande, dal governo d’Italia, mi ha commosso tantissimo.

Personalmente non mi sento all’altezza di un simile onore, e non lo considero solamente mio. L’ho accettato con profonda umiltà e gratitudine a nome di tutti coloro che considerano la lingua italiana uno dei più bei regali che il bel paese ha fatto al mondo intero. Viva l’italiano!

Potete ordinare il libro di Dianne qui sul mio blog seguendo questo link.

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Le mutande, i tacchi a spillo e lo zuccotto…? Sorprendemente, non sto parlando di una festa di Bunga Bunga. Invece sto parlando delle cose che una donna straordinaria ha inventato quasi quattrocento e settantacinque anni fa. Chi sarebbe, chiederete? Beh, non è altro che Caterina de Medici, una fiorentina, figlia di Lorenzo II, duca di Urbino, e di Madeleine de La Tour d’Auvergne, Contessa di Boulogne, che purtroppo morirono entrambi alcune settimane dopo la nascita di Caterina nel 1519. Nonostante fosse rimasta un’orfana da bambina, in realtà aveva fegato*, in altre parole, era una ragazza ardita e con grinta che superò tante difficoltà per diventare una donna di potere che ha influenzato la cultura e che ha lasciato un’eredità importante.

Prima di tutto, parliamo del suo contributo al mondo delle scarpe perchè sono sicura che volete sapere che diavolo  Caterina aveva a che fare con i tacchi a spillo. A quattordici anni Caterina si sposò con Enrico II, il futuro re di Francia. Si sentiva insicura della sua bassa statura, dunque con l’aiuto di un artigian fiorentino disegnò i primi tacchi a spillo moderni. Caterina usò i tacchi alti (10cm!) come espediente per non sembrare eccessivamente piccola e insignificante. Quando arrivò in Francia indossando queste scarpe, suscitò molto scalpore. Christian Louboutin deve molto a Caterina! A proposito, quel primo incontro tra i futuri sposi fu molto importante per l’industria dei profumi in Francia. Caterina era così disgustata del cattivo odore che emanava il futuro re di Francia che quel giorno decise di introdurre il profumo e far diventare popolare la pratica di usare acqua e sapone e per pulire e curare la persona. Sembra proprio che  lei abbia subito insegnato a quei francesi una cosa o due!

Purtroppo Caterina non era molto popolare in Francia. I francesi non la accettarono perché era straniera e veniva da una famiglia di banchieri e non da una famiglia reale. Per questo, tanta gente sparlava di lei e per la maggior parte della sua vita si riferirono a lei come “quella donna Italiana”. D’altra parte non era la sposa che Enrico II si aspettava, visto che era un po’ paffuta, con gli occhi sporgenti e il naso grande, tipico dei Medici. Poveretta! Oltre ad essere bassa di statura aveva anche una vita grossa, dunque inventò il primo corsetto e costrinse tutte le donne di corte di indossarlo. Da allora e per 350 anni, le donne hanno indossato i corsetti fatti di osso di balena e metallo che in qualche caso stingevano la vita di una donna fino a 43 – 38 centrimetri o meno  (17 – 15 inches). Ok, è chiaro che Caterina non era una fan degli esercizi per gli addominali e purtroppo ha vissuto molto prima dell’epoca di spandex e spanx!

La vita a corte non era facile per Caterina e il suo matrimonio non era felice. Suo marito, un uomo debole, aveva una storia con Diane de Poitiers, un’altra donna di corte che lo controllava. Inoltre c’era la pressione, per Caterina di partorire un figlio, il futuro re di Francia. Non fu un compito facile per lei perché all’inizio supportò l’umiliazione dell’infertilità. Era un po’ superstiziosa e provò tanti rimedi davvero ripugnanti (alcuni con gli escrementi delle mucche e l’urina dei cavalli di cui non voglio spiegare più) fino a che un dottore trovò alcune anomalie e fece un semplice intervento che risolse la situazione. Da allora Caterina non ebbe nessun problema ad avere nove figli! Suo marito non si godé una lunga vita e dopo la sua morte, i suoi figli Francesco II, Charles IX e Enrico III diventarono re di Francia, mentre Caterina diventò la regina reggente di Francia per tutti e tre. Così fu lei, Caterina de Medici, a governare la Francia per circa trent’anni dopo la morte del marito Enrico II.

Ovviamente fu una donna coraggiosa, dopo tutto governò la Francia con i tacchi a spillo e con il corsetto, senza essere capace di respirare facilmente. Ma chi avrebbe mai immaginato che sarebbe stata lei a rendere popolari anche le mutande e la biancheria intima! Era appassionata di cavalli dunque introdusse l’uso dei mutandoni, per le gentildonne che andavano a cavallo. Il termine mutande, in effetti è mutuato dal latino e significa “ciò che si deve cambiare”.

Oltre alla sua influenza sulla moda francese, Caterina era anche considerata un’ambasciatrice dei sapori italiani alla  corte di Francia. Portò con sè in Francia dei pasticcieri e dei grandi chef italiani, dava feste magnifiche e suntuose e in questo modo inizò il gusto per la buona tavola. Fu lei promuovere l’uso della posate eleganti, specialmente la forchetta che i fiorentini usavano già a quei tempi, i bicchieri di lusso e le tovaglie ricamate. Introdusse anche l’uso dell’olio d’oliva, le crespelle, gli spinaci, i fagioli, i piselli e i carciofi. Le sue buone maniere a tavola interruppero anche la tradizione medioevale di mangiare i dolci e i cibi salati insieme. I cronisti dell’epoca dicono che  dopo aver servito il pranzo, arrivavano i dolci, tanti piatti freddi a base di lamponi, arance e limoni. Caterina aveva un vero talento per preparare i sorbetti, frutta in sciroppo, marmellata e altri dolci come lo Zuccotto e il primo gelato, con l’aiuto di Giuseppe Ruggeri (un macellaio italiano appassionato di cucina!) Ecco la ricetta per l0 Zuccotto di Caterina!

Durante il suo regno Caterina affrontò tanti problemi tra cui le guerre di religione che coinvolsero gli ugonotti in Francia e per questo rimane legata ad una leggenda nera. Alla fine superò questi ostacoli è riuscitì a mantenere il potere della monarchia e a proteggere la dinastia dei Valois. Era anche una sostenitrice dell’arte e del ballo e ci ha dato le mutande, i tacchi a spillo e il semifreddo! Regina o strega? Decidete voi! Nonostante sia stata accusata di aver avvelenato i sui nemici e di aver massacrato i protestanti, alla fine del giorno non possiamo perdonare la donna che ha inventato il gelato!

Da leggere: un racconto della storia di Caterina de Medici

*avere fegato = to have courage

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Allora… il giorno di San Valentino sta per arrivare. Pensieri d’amore riempiono le nostre teste. Però dipende dalla situzione personale di ciascuno se questi pensieri sono belli o brutti, positivi o deprimenti. Dovunque tu sia mentalmente quest’anno, non c’è un modo migliore di festeggiare il giorno degli innamorati che godendoti un po’ di cioccolato (o meglio una grande quantità di cioccolato) o con una tazza di cioccolata! La cosa bella del cioccolato è che può nutrire una varietà di emozioni. C’è n’è per ogni gusto. È soddisfacente sia per chi esalta le virtù di un amore fantastico che per chi si lamenta di un amore elusivo. Il fatto è che il cioccolato non è solo un afrodisiaco è anche un anti-depressivo! Infatti, contiene caffeina, feniletilamina e teobromina. Insieme queste cose stimolano il cuore e il sistema nervoso. In poche parole: la combinazione delle tre sostanze aiuta a rendere la persona più allegra e disinvolta, ma soprattutto più eccitata. Dunque il dolce perfetto per affrontare il giorno di s. Valentino per tutti!

Chi sapeva questo meglio di Casanova, l’amante più famoso mai di tutti i tempi! Infatti, oltre alle donne, il cioccolato era la vera passione di Casanova, e possiamo dire che il cioccolato ha sedotto il grande seduttore. Nella sua autobiografia “Storia della mia vita” (che secondo me avrebbe dovuto intitolare: “Le donne e gli amori delle memoria”) confessava: “Coltivare i piaceri dei sensi è stata per tutta la mia vita la mia principale occupazione, e non ne ho mai avuta altra più importante. Sentendomi nato per l’altro sesso, l’ho sempre amato e mi sono fatto amare per quanto possibile. Ho molto amato anche la buona tavola e insieme tutte le cose che eccitano la curiosità…

Si dice cheCasanova viaggiava sempre con un frullino e una ricca provvista di barrette di cioccolata che grattugiava personalmente con cura. Poi scioglieva in acqua o in latte la polvere ottenuta e frullava il tutto a lungo per ottenere una bevanda omogenea con una corona di schiuma leggera e soave. Nei riti del corteggiamento un posto privilegiato avevano per lui gli omaggi di cioccolata che faceva recapitare alle dame che voleva sedurre, convinto dei poteri afrodisiaci del cacao. I suoi amici e anche le sue amanti conoscevano questa passione che assecondavano con doni generosi e continui del cibo degli dei.

Forse Casanova ha inventato il suo mito di se stesso nella sua autobiografia. Chissà veramente se era un uomo ordinario come tutti gli altri ed è stato il cioccolato che possedeva e che ha regalato alle donne, che ha alimentato la sua leggenda e gli ha donato la reputazione di una virilità formidabile! Alla fine, chi può resistere a un uomo (o a una donna) che viene portando regali di cioccolato! Buon giorno di s. Valentino a tutti! Se non c’è un Casanova nella tua vita, spero almeno che ci sia una grande scatola di cioccolatini!

Ecco il trailer di Casanova con Heith Ledger. Ho scelto di inserire questo clip, nonostante sia la versione più “Disney” della storia di Casanova, invece del film di Fellini che ci offre una versione più triste. Stasera sono più in vena di avventura, frivolezza e buon divertimento piuttosto che tristezza e macabra profondità..

Maelström, un lettore, mi ha appena spiegato la differenza tra Cioccolato e Cioccolata: *Da notare che in italiano “la cioccolata” indica la bevanda al gusto di cioccolato, mentre “il cioccolato” è solido e si mangia generalmente in barrette. In molte regioni, però, “cioccolata” è spesso sinonimo di “cioccolato”; così come “cioccolato” può apparire su distributori del caffè in corrispondenza del tasto che consente di avere … una cioccolata

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“Avevo ventinove anni quando l’Arno inondò gli argini, venerdì quattro novembre 1966. Secondo il Sunday Times il danno non era vasto, ma entro il lunedì era chiaro che a Firenze c’era una catastrofe. Cinque metri d’acqua dentro i chiostri di Santa Croce; il crocifisso di Cimabue era rovinato fuori speranza di restauro; dei pannelli erano stati strappati dalle porte del battistero; il seminterrato della Biblioteca Nazionale era completamente sommerso dall’acqua; centinaia di migliaia di volumi rovinati; l’Archivio di Stato era in disordine. Il martedì decisi di andare in Italia, per offrire i miei servizi come un umile restauratrice di libri, per aiutare in qualsiasi modo possibile, per salvare quello che poteva essere salvato, compresa me stessa.” (tradotto dall’inglese dal libro di Robert Hellenga)

Così comincia il primo capitolo del romanzo “The Sixteen Pleasures” scritto dal Robert Hellenga, il mio professore di letteratura inglese del Knox College. Il libro è basato sul momento storico quando l’acqua dell’Arno allagò i primi piani delle case fiorentine e tutti i musei, le chiese, i luoghi d’arte erano totalmente sommersi nell’acqua. Fu un momento terribile quando a Firenze mancava l’acqua potabile, i viveri e l’energia elettrica e una decina di persone morirono. E poi, quando le acque si eravano ritirarono, Firenze fu lasciata sepolta e imbrattata da fango, nafta e una montagne di detriti, procurando gravi danni per gli oggetti di arte, i libri, i quadri e gliaffreschi.

Ma, nella costernazione per l’immenso disastro, sorge immediato e prepotente uno spirito di solidarietà che coinvolge non solo i fiorentini, ma anche i volontari provenienti da ogni parte d’Italia e del mondo: si comincia a spalare il fango, a distribuire i viveri e, con straordinario spirito di sacrificio, migliaia di giovani si dedicheranno a recuperare dal fango i quadri, i libri, le opere d’arte, dando il loro contributo decisivo per salvare il patrimonio artistico di Firenze, così gravemente danneggiato dallo scempio dell’alluvione. (Angeli del Fango: Sito ufficiale)

I soccorritori che accorsero da tutto il mondo vennero chiamati “Angeli del fango”. Hanno salvato Firenze e hanno preservato l’arte e la storia di Firenze. È stato un gesto di solidarietà, collettiva, spontanea e giovanile di sempre. Dalla tragedia nacque una nuova speranza nell’uomo.

Se avessi avuto ventinove anni nel 1966 come la protagonista del libro di Hellenga, sarei andata anch’io a Firenze per unirmi con gli Angeli del Fango per partecipare a questo lavoro fatto per passione. Ecco un bellissimo video che parla degli angeli del fango:

…e le foto che spiegano tutto senza parole

L'acqua del Arno fa un vortice intorno al battistero

Gli angeli del fango fanno una pausa dal lavoro

Le strade di Firenze inondate

Cercando di salvare i libri nella Biblioteca Nazionale

Gli angeli trasportano un quadro che ha bisgono di restauro sotto gli occhi di Davide

soccorritore = rescuer, scempio = havoc, detriti = debris, imbrattare = smear, plaster, proveniente = da originario, argini = river banks, spalare = shovel

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L’altro giorno mentre ascoltavo radio Emiliano-Romagnola (grazie al mio amico Gabriele per avermi fatto conoscere questo sito), ho sentito la canzone Bella ciao all’inizio di un’intervista a due registe italiane, Alessia Proietti e Guiditta Pellegrini, che parlavano del loro nuovo documentario. La canzone è la colonna sonora (ho messo il link alla canzone sotto) del film chiamato “Le Bandite”, che racconta la storia di sei partigiane durante la seconda guerra mondiale. Secondo le registe, fu un momento importante non solo storicamente ma anche socialmente perché le donne cominciarono a uscire dal ruolo storico di madri, casalinghe e spose per assumere quello di bandite, clandestine, partigiane. La storia esprime attraverso le interviste di queste donne ribelli la lotta per l’emancipazione femminile.

“Le donne non furono, come la storiografia ufficiale ci riporta, solo assistenti dei partigiani, cuoche o infermiere, in molte furono guerrigliere, pronte ad imbracciare le armi per la liberazione di tutte e tutti – dichiarano le due registe, spiegando che l’obiettivo di questo lavoro è stato – non solo il recupero di una parte della memoria storica, spesso lasciata nell’oblio, ma anche una sua ri-contestualizzazione per l’analisi del presente e come esempio per il rinnovamento sociale e politico del futuro”.

Non soltanto per le donne, ma anche per i giovani, che non avevano mai vissuto in cameratismo con delle ragazze, si è sviluppato un nuovo rapporto in cui hanno imparato a trattare queste donne con rispetto, con amicizia, con tenerezza. La scelta di vivere in formazione con gli altri partigiani comportava da parte della donna un carattere straordinariamente deciso e spesso la rottura con la famiglia. Per saperne di più sulle donne partigiane raccomandodi leggere “La resistenza taciuta“che ho trovato sul blog di Archivio Caltari.

Bella ciao cantata da Milva, mi ha colpito e volevo saperne di più sul significato dalla canzone. Dunque ho fatto un piccola ricerca su Wikipedia e ho trovato che: è una canzone popolare cantata dai simpatizzanti del movimento partigiano italiano (Resistenza) durante la Seconda Guerra Mondiale, che combattevano contro le truppe fasciste e naziste. La circolazione di Bella ciao, durante la Resistenza è documentata e sembra circoscritta soprattutto in Emilia, fra l’appennino bolognese e le zone della Repubblica partigiana di Montefiorino. La musica, di un autore sconosciuto, viene fatta risalire alla melodia di un canto ottocentesco delle mondine padane. Oggi è molto diffusa tra i movimenti di Resistenza in tutto il mondo, dove è stata portata da militanti italiani.

Ecco le parole

Una mattina mi son svegliato, o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!

Una mattina mi son svegliato e ho trovato l’invasor.

O partigiano, portami via, o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!

O partigiano, portami via, ché mi sento di morir.

E se io muoio da partigiano, o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!

E se io muoio da partigiano, tu mi devi seppellir. E seppellire (Mi porterai) lassù in (sulla) montagna,

o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!

E seppellire (Mi porterai) lassù in (sulla) montagna sotto l’ombra di un bel fior.

E (Tutte) le genti che passeranno, o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!

E (Tutte) le genti che passeranno Mi diranno «Che bel fior!»

È questo il fiore del partigiano, o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!

È questo il fiore del partigiano, morto per la libertà!

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Sto parlando dell’uomo più affascinante e brizzolato che esista. Aspettate, non sto parlando di mio marito (nonostante lui abbia quasi gli stessi capelli grigi), sto parlando del divo del cinema, lo scapolo più famoso e più gossippato di Hollywood – George Clooney!

Recentemente ho scoperto che c’è un’artista, si chiama Franca Silva, una pittrice ben conosciuta per il suo talento per rendere i ritratti dei famosi, che ora sta concentrando la sua attenzione su nostro famoso George. Nello stile di pop art, che ci fa pensare a Andy Warhol, lei sta facendo un’icona del celebre attore Americano. Tre anni fa per passatempo, ha iniziato con un ritratto di George nei panni del contadino famoso di “American Gothic” dipinto da Grant Wood nel 1930. Accanto a lui, in questo quadro c’è anche il ritratto di Julia Roberts, nei panni della moglie del contadino.

Il quadro mi è venuto come magicamente“, racconta oggi l’artista. «Mi meravigliavo di quanto facilmente prendesse forma tra le mie mani”. Con il successo di questo quadro, e con l’incoraggiamento di Gherardo Frassa, art director e ideatore di mostre, ha preso la mano a creare tutto dedicata ad avere George come protagonista dal Rinascimento a oggi. “…Clooney mi ispirava, sentivo che avremmo potuto fare qualcosa di veramente unico”. L’opera si chiama Un uomo per tutte le stagioni dell’arte e include un quadro di George con turbante che riproduce l’autoritratto di Jan van Eyck; una versione di Clooney in omaggio a Van Dyck; c’è anche un ritratto nello stile di Vincent van Gogh!

Immaginerete che George sia stato molto lusingato a causa di tutta quest’attenzione artistica. Sfortunatmente no. L’attore non degna di dare una risposta positiva alla pittrice e lei è ancora in attesa di ricevere la benedizione del George in carne e ossa. George! George! Questo è molto maleducato. Sei un uomo dello schermo grande di Hollywood…e ora, con l’aiuto di Franca Silva sei l’uomo più famoso della storia dell’arte. Prenditi cura di te stesso! Stai attento! Forse nel prossimo quadro la pittrice potrebbe inserirti nel quadro “Giudizio Universale” di Michelangelo e tu potresti finire in un altro paese!

(A proposito di George, questo weekend ho visto il suo nuovo film “L’Americano”. È uno dei film più lenti e noiosi che abbia mai visto. Non andate a vederlo se pensate che questo nuovo film di Clooney sarà come un altro film tipo di James Bond o Jason Bourne! Però se avete voglia di vedere un film cerebrale, che tratta di un cinico uomo triste tormentato dal suo passato… andate pure! Il film è stato girato in Italia in Abruzzo, dunque il panorama e la scenografia sono magnifici e quasi fanno recuperare i soldi che ho pagato per entrare nella sala (anche se queste viste siano tetre e desolate…quasi come la storia stessa!) Questo film sarà un disastro per il nostro George…o un grande successo che vincerà il premio dell’accademia? George…che ne pensi? Non giocare con il tuo destino…metterti nelle mani capaci di Franca Silva per restaurare il tuo pop-star status…o almeno sposati con la Canalis!)

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aggiornamento: 9/16/10

Non ci posso credere! Sembra che l’inafferrabile George abbia letto il mio blog e ha finalmente fatto una risposta a Franca, la quale fa i quadri di lui! Sono in aereo in viaggio per l’italia leggendo l’ultima puntata della rivista Oggi e c’è un nuovo articolo su questa storia! Beh…l’articolo non mi nomina veramente (c’è un cronista di Oggi accanto a George e lui dice che è stato lui che ha fatto vedere la storia)…ma io so nel mio cuore che dopo aver letto il blog, George si sentiva colpevole, ha cercato di fare la cosa giusta e ha fatto questa risposta a Franca: “Mia cara Franca il quadro è bellissimo!” Brava George…sei molto educato!

vocabolario:

brizzolato = graying (as in gray hair)

grigio = gray

brinato = frosted as in weather frosted (attenzione! not to be used to describe hair)

esigenza = strong request, urging

autoritratto = self portrait

lusingato = flattered

ti prende cura di te = take care of yourself

stia attento = pay attention

tetro = dismal, gray

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Venerdì scorso ho parlato con mio amico Gabriele, che abita a Salsomaggiore, e mi ha detto che aveva in mente un bel programma per il weekend. Stava preparando di andare a Brescello per assistere ad una rievocazione romana con alcuni amici.

Conoscete la canzone di Sting “All This Time”? In questa canzone Sting canta “gli insegnanti ci hanno detto che i romani costruirono questo posto…costruirono le mura e il tempio, una citta guarnigione sull’orlo del impero.” (The teachers told us, the Romans built this place, they built a wall and a temple, an edge of the empire Garrison town).

Ma secondo Gabriele, sono stati gli etruschi che costruirono la città di Brescello VII secolo avanti Cristo, e poi i galli cenomani…e poi i romani! Sono sicura da alcuna parte in italia si troverà una manefestazione etrusca, la gente più vecchia dei romani, però per adesso sono contenta di condividere con voi la cronaca fatto di Gabriele della manifestazione a Brescello, la quale ha l’intento di far rivivere l’antico periodo storico romano-celto attraverso ricostruzioni a tema.

Sabato pomeriggio, invero molto presto, sono andato, con alcuni amici, in quel di Brescello. Ci siamo trovati, inizialmente, a Parma, poichè dovevamo radunarci da provincie limitrofe, Reggio Emilia e Modena, per iniziare l’escursione nella Bassa Parmense.

Da qualche anno a questa parte, credo quattro, a Brescello si tiene una rievocazione storica del passato romano della città. Le origini di Brescello si datano al VII° secolo avanti Cristo con alcuni insediamenti etruschi, nel IV° secolo a.c. i galli cenomani tolsero il territorio agli etruschi e fondarono Brixellum, forse come appendice di Brixia (il cui nome deriva dalla parola cenomane per “sommità). Cinque secoli più tardi arrivarono i romani che mantennero il nome della città e iniziarono una nuova organizzazione del territorio, con la centuriazione, tutt’ora visibile, opere di bonifica etc…

Nel 69 dopo Cristo la città fu teatro dello scontro tra le legioni di Aulo Vitellio e di Marco Silvio Otone per il controllo dell’Impero.

Data la sua posizione di porto fluviale sul Po’, Brescello è sempre stato un centro importante in epoca romana, tant’è che diverrà sede vescovile.

La manifestazione dura per tre giorni per l’animazione dei quali ci si affida a diversi gruppi di rievocazione storica e il programma si articola in una serie di dimostrazioni di allenamenti ai vari campi, cene e pranzi filologici, presentazioni di volumi storici a tema, dimostrazioni pratiche del funzionamento delle tecnologie belliche romane, e quest’anno era prevista la rievocazione della battaglia di Tannetum tra celti e romani.

Non è frequente trovare della rievocazione che si rifà a un periodo così antico, specie nei centri emiliani che conservano, di norma, poco del loro passato romano; il programma ci ispirava e quindi siamo andati a curiosare.

Abbiamo trovato subito parcheggio, perché era presto e il clima era caldo e umido come è possibile trovarlo nella Bassa in questa stagione, vicino al museo di Don Camillo e Peppone, i personaggi protagonisti delle vicende scritte da Giovanni Guareschi e ambientate a Brescello; in questa piccola piazza stava arrostendo, in vista della cena filologica, un maiale intero di una certa stazza. Abbiamo deciso di andare subito a visitare i musei; una delle ragazze che era con noi non aveva mai visto il museo di Don Camillo e Peppone da quando si è trasferita negli Stati Uniti, alcuni anni fa, e ora approfitta delle vacanze italiane per visitare tutte quelle cose che, sino a quando è rimasta in Italia, era state date per scontate. Siamo riusciti a visitare il museo sui personaggi di Guareschi e il museo civico, che conserva alcune fotografie del paese scattate in diversi periodi dell’anno, comprese le brume invernali che sono ormai un ricordo per questa mia amica, e poi abbiamo visitato i campi di rievocazione, vi abbiamo trovato tende, molta gente in costume, ricostruzioni di varie suppellettili e armamenti etcc…; molto suggestivi. Abbiamo assistito a una serie di scontri da rievocatori e poi, vinti dal caldo, e non solo noi dato che poi anche i rievocatori hanno sciamato in paese alla ricerca di refrigerio, siamo rientrati in centro, i campi erano posizionati in un campo oltre uno degli argini secondari, per ristorarci e bere colossali quantitativi di acqua. Prima di partire abbiamo visitato anche il museo archeologico locale, il cui personale è molto disponibile e preparato, che conserva alcuni pezzi notevoli.

L’unico rammarico è stato quello di non poter stare di più per godersi lo spettacolo serale perché il pomeriggio, a causa del terribile caldo afoso, è stato, seppur molto bello, un tranquillo pomeriggio di afa nella bassa parmense.

Ho trovato un video della rievocazione su You Tube fatto nel 2008.

parole, parole, parole!

muro, muri, mura = walls (“Muro” is the singular, masculine, and it has two plurals: muri (masculine) and mura (feminine). The English translation is wall, walls. In Italian you would normally use “muro” and “muri”to indicate the wall of the house, while LE MURA, the plural, would be used to translate town “walls”)

radunarci = assemble ourselves

limitrofo = neighbouring, close to

cenomani = un popolo francese (Gallic)

centuariazione = La centuriazione era il sistema con cui i romani organizzavano il territorio agricolo, basato sullo schema che già adottavano nei castra e nelle città. Si caratterizzava per la regolare disposizione di appezzamenti, strade e canali.

bonifica = land reclamation

filologici = literary or classical scholarship

suppellettili = furnishings

bellico, periodo di bellico = wartime,

certa stazza = gross tonnage

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