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Archive for the ‘compiti – compositions’ Category

Stasera ho passato una bella serata a Palo Alto parlando italiano con un gruppo che ci si incontra i martedì. Palo Alto è dove si può trovare l’università di Stanford. La strada principale si chiama University Avenue ed assomiglia molto a una via italiana perché ci sono tanti locali carini; ci sono bar affollati di clienti, negozi diversi, ristoranti eleganti, panetterie con prodotti gustosi, gelaterie piccole e anche un teatro che dà vecchi film, come “Cantando sotto la pioggia”. Al bar di Caffè Venetia (sì proprio così con un “t” e non una “z” come immaginereste! non so perché! logico Americano!), nel mezzo della strada, il piccolo gruppo delle persone appassionate della lingua, si riunisce settimanalmente per bere un caffè o un po’ di vino e per parlare in italiano. Stasera è stata la prima volta che ho partecipato alla riunione del gruppo e l’ho trovato molto simpatico. Inoltre agli Americani che sono là per scambiare due parole e esercitare la lingua, c’era anche una graziosa donna Italiana che insegnava Italiano a Stanford anni fa, ed è stato un vero piacere conoscerla.

Palo Alto è direttamente accanto alla baia di San Francisco da me. Potresti arrivare più velocemente se ci fosse un ponte che attraversasse la baia dove io abito. Purtroppo no. Invece devo prendere l’autostrada e ci vuole mezz’ora, senza traffico, per arrivare dall’altra parte. È necessario andare fino al punto più sud della baia di San Francisco e seguire la curva della baia fino all’altro lato. Stasera, per ammazzare il tempo mentre guidavo, ho ascoltato un programma di Incontro Italiano. È stato l’episodio in cui parlavano della moda (#50). È stato molto carino e ho ascoltato la storia avventurosa delle sorelle Fontana che nei primi anni del novecento sono andate a Roma per “fare fortuna con ago e filo”. Le sorelle sono state assunte in una piccola sartoria situata nell’elegante zona di Via Vento. E come si dice “il resto é storia!” Hanno riscosso tanto successo e hanno confezionato abiti per le donne famose come Ava Gardner, Audrey Hepburn, Grace di Monaco e anche Gioia Marconi, figlia di Guglielmo Marconi, lo scienziato italiano che ha inventato il telegrafo! In ogni episodio di Incontro Italiano ci fanno conosere tante belle espressioni e questa volta ne ho imparate alcune che si referiscono al mondo della moda.

In un mezz’ora in macchina si può imparare tanto e in un bar parlando italiano, alcuni sconosciuti possono diventare amici!

Ecco le frase che ho trovato interessante che trattono della moda:

È nato con la camicia” = una persona particolarmente fortunata

Sudare sette camicia” = qualcuno che deve fare una grande fatica. compiere enormi sforzi

È rimasto in maniche di camicia” = niente di buono, significa che una persona non rimane assolutamente nulla, che ha perso tutto

È come mettere una cravatta al maiale” = una situazione in cui si dà qualcosa di valor a qualcuno che non la capisce e non la apprezza.

Fare le scarpe” = a qualcuno è un atto sleale, scorretto, disonesto, danneggiare qualcuno di cui si finge di essere amici allo scopo di prenderne il posto

Tiene i piedi in due scarpe” = chi prende posizione a favore di una parte e contemporaneamente, della parte contraria

Essere una scarpaa e uno zoccolo” = formare una coppia male assortita

Gli avari non mettono mai mano alla borsa” = non pagano mai niente

Trattato con i guanti” = trattare qualcuno con estrema gentilezza e grande rispetto

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I miei figli sono appena tornati sani e salvi da una settimana in campeggio. La loro gita li ha portati fino al Grand Canyon e poi il deserto al Mojave. Purtroppo non era possibile passare la notte in tende sotto le stelle nel deserto perché la temperatura ha superato 120º F / 48.9º C. Sono sopravvissuti alle temperature altissime, alle escursioni a piedi per chilometri con zaini pesanti e al gioco di saltare dalle rocce ripide dentro l’acqua gelata, ma non hanno evitato uno dei pericoli più spaventosi della natura…la zanzara! Quando ho visto la faccia abbronzata di mio figlio minore, che aveva punture di zanzare dappertutto, ho riso forte perché mi ha fatto ricordare la mia infanzia e come le zanzare sembravano preferire la mia pelle più di quella di tutti gli altri bambini.

Mia madre mi diceva sempre che alle zanzare piacevo perché le mie braccia e le mie gambe erano più dolci di tutti gli altri, ma non ci credevo neanche un po’! Nonostante fossi un pasto appetitoso per gli animali selvaggi che volavano intorno al nostro giardino di notte, io non ho mai smesso di giocare con gli altri ragazzi. Invece, mentre il sole calava e il buio si insinuava tra gli arbusti e i cespugli delle peonie, noi ragazzi continuavamo a giocare a nascondino e cercavamo di catturare le lucciole che cospargevano il cielo con le loro piccole lanterne nelle nostre mani. E per tutto il tempo le zanzare continuavano il loro ronzio intorno alle nostre teste e i loro attacchi ignobili contro la nostra carne innocente. La mattina dopo c’era sempre la traccia di un pasto ben goduto perché le mie braccia erano sempre coperte con piccoli morsi e mi prudevano. Ma niente di cui preoccuparmi molto perché andavano bene con le ginocchia sbucciate e le dita dei piedi scorticate dal marciapiedi. Mio figlio è molto simile a me, una merenda gustosa, che alle zanzare piace molto. E proprio perché lui è molto simile a me, un giorno lui scoprirà che anche da grande piacerà alle zanzare! Ma ora non ho proprio il coraggio di dirglielo.

Non posso quindi resistere questa canzone sulle zanzare  cantata da un coro di bambine!

Era una zanzara in abito da sera,
se l’era messo per far bella figura
e se ne volava intorno ad una culla,
una culla bella con il fiocco rosa.

Così volando, però, ve lo assicuro,
aveva in mente un tenero pensiero:
voleva fare una serenata
ad una bimba che s’era addormentata:

Rit.
Zin zin zin zin – zin zin zin zin
Zin zin zin zin – zin zin

Povere zanzare, non sono mai gradite,
anche se sono in abito da sera!
E su un muro bianco, ecco all’improvviso
L’ombra di una mano…una grande mano…!

Ma la zanzara più furba e più spedita,
riuscì a fuggire da quelle cinque dita,
e dopo un poco, indovinate,
la serenata la volle fare a me!

Rit.
Zin zin zin zin – zin zin zin zin

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Oggi, come tanti giorni primaverili, è cominciato bello e poi è diventato brutto. Il cielo è cambiato rapidamente da un cielo limpido e serena a un coperto grigio e oscuro. Il sole, che era caldo e luminoso, è scappato dietro alle nuvole per nascondersi. Poi prima che si potesse dire “sembra che stia per piovere” e si potesse aprire l’ombrello, le prime gocce di pioggia, grande come perle, cadevano giù sulla testa.

In California, dove io abito, di solito piove soltanto nei mesi di primavera. Poi come qualcuno spegne un interruttore, la pioggia smette per il resto dell’anno. I mesi di estate, autunno ed inverno sono secchi e privi d’acqua e umidità. Mentre ci godiamo lunghi periodi di bel tempo caldo, luminoso e splendide, qualche volta mi manca la pioggia. Sono cresciuta nel midwest in Iowa, dove pioveva spesso tutto l’anno. Durante l’estate, quando ero giovane, mi ricordo le tempeste grandi che mi hanno travolta con tuono minaccioso e fulmine terrificante.

Ascoltate la canzone “Piove” di Jovanotti. Non penso che ci sia un suono così bello come il rombo del tuono e il suono della pioggia con cui lui comincia la sua canzone. Nel ritmo di questa canzone e il modo in cui la canta, riesco anche a sentire le gocce della pioggia.

Quando pioveva in Iowa, mi sedevo sul letto nella mia camera e guardavo fuori la finestra per vedere la pioggia che sgocciolava dalle foglie degli alberi antistanti la casa. Tanta gente chiude le porte e le finestre quando piove, io invece li spalanco per sentire l’odore della pioggia e sentire bene il suono delle gocce sul pavimento. Quando un temporale estivo aveva passato, ricordo bene la freschezza dell’aria e il sentimento che il mondo è stato fatto pulito.

Qui in California nonostante piova con meno frequenza e la pioggia non duri lungo, durante i mesi di primavera ogni tanto posso godermi un bel acquazzone. E qualche volta dopo che piovesse, sono fortunata di vedere un bell’arcobaleno che stendersi sopra le colline e illumina il cielo con colori vibranti. Sono contenta per questo. Sì sono molto fortunata!

nota: il verbo mancare si usa come il verbo piacere :  mi piace questa canzone, mi manca la pioggia. Mi piacciono le caramelle, mi mancano i miei cugini. (this is pleasing to me, this is missed or lacking to me)

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Ogni mattina accompagno mio figlio a scuola a piedi. La scuola non e’ troppo lontana e ci da’ l’opportunita’ di raccontare le storie del giorno precedente e di parlare dei nostri progetti per il giorno ancora davanti a noi. Apprezzo molto quest’occasione di stare da sola con mio figlio. Qualche volta ho la voglia di stringerlo forte per tenerlo piccolo perche’ lui cresce in fretta e furia. Sembra che lui cambi proprio davanti ai miei occhi. Infatti l’altro giorno stavo guardando un album di foto di quando era un bambino e’ mi ha fatto stringere il cuore vederlo com’era, cosi piccolo, con la sua coperta da bambino stretta nelle mani. Ora lui stringe una mazza di baseball in una mano e un video gioco nell’altra!  Ogni volta che gli chiedo di stare piccolo, non mi ascolta mai! Va be’. Devo abituarmi al fatto che un giorno lui sara’ piu’ alto di me, pero’ lo so che sara’ sempre mio bambino e continueremo con le nostre confidenze, perche’ siamo amici, lui ed io.

Questa mattina dopo averlo lasciato all’entrata della scuola elementare, mi sono girata per rintracciare i miei passi verso casa. Di solito io cammino senza ascoltare nulla eccetto gli uccellini negli alberi e il ronzio degli insetti che volteggiano nei prati coperti di erbacce accanto il marcipiede. Communque oggi ho portato con me il mio ipod e per caso ho scelto un podcast che ho caricato un’anno fa, ma che non avevo mai ascoltato. Si tratta di una favola chiamata “La torre, la scala e la luna”. Ho cominciato di seguire la storia mentre camminavo e per un po’ sono stata trasportata via in un altro mondo. La voce del narratore era cosi chiara e melodica che dopo un po’ non mi ricordo di aver visto ne’ il traffico ne’ le altre persone che mi passavano sulla strada.

Come tante fiabe c’era una volta una principessa “talmente bella da attirare su di se’ l’invidie di una strega cattiva e dispettosa che scaglio’ su di lei un terribile incantesimo: appena la bimba avesse raggiunto l’età da marito, ogni volta che un giovane l’avesse corteggiata il naso di lei sarebbe diventato più grosso.” Quando la ragazza arriva all’eta’ di matrimonio comincia a crescere il naso e lei e’ molto disperata. Una notte mentre piange sotto la luce della luna, arriva una fatina per aiutarla. Pero’ per annullare la magia cattiva la fatina le dice che deve fare tre prove molto difficili: 1) vedere il mondo intero, 2) appoggiare una scala tra la terra e la luna e 3) costruire una torre alta fino al cielo. Ascoltate la storia “La torre, la scala e la luna” di Alessandra Fella, raccontato da Walter Donega’, e scoprirete quello che succede alla principessa.

Visitare anche il sito di Wlog per scaricare altre fiabe e leggere il testo delle favole. Per scaricare le favole seguire questo link. Buon ascolto!

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Compito della settimana: dopo aver letto gli articoli sulla vita quotidiana del Rinascimento sulla pagina “Italia Donna” inventa una storia di una donna del quindicesimo secolo.

Ecco la storia che io ho inventato di Lucrezia Elisabetta, una donna del Rinascimento:

Finalmente e’ arrivata l’alba! Pensavo che questa notte non finisse mai. Ero pronta ad alzarmi tre ore fa! Poi finalmente ho visto i primi raggi di sole, che entravano in camera da letto dalle imposte socchiuse e ho sentito il cinguettio degli uccelli nel giardino. Sono allegra di lasciarmi alle spalle questa notte interminabile. Non vedo l’ora per l’arrivo di questo giorno perche’ oggi mi sposero’ con il Marchese Roberto Alessandro d’Angelica di Firenze!

Mi chiamo Lucrezia Elisabetta e sono la figlia di Federico Bartolomeo Dalla Ricca. Ho diciassette anni e abito a Ferrara con la mia famiglia. Siamo in sette. Ho due fratelli maggiori e due sorelle minori. Tutti dicono che ho un bell’aspetto e un buon comportamento, tutti tranne mio fratello Ugo Tommaso, che mi prende in giro tutto il tempo. Sto con mia madre e le altre donne della casa per la maggiore parte del giorno ricamando e imparando come una donna raffinata si comporta. Devo ringraziare mia madre per l’apparenza di gentilezza e calma che presento al mondo. Lei mi ha allevato bene e oltre a cucire e filare, mi ha insegnato ad essere modesta, onesta, discreta e mi ha spiegato tante volte l’importanza di rispettare e ubbidire ai miei genitori. Pero’ devo ringraziare mio padre per la mia mente agile e il mio interesse per il mondo intorno a me.

Mio padre pensa che sia importante, in questi tempi moderni, dare cultura anche alle figlie, non solo per la loro elevazione, ma immagino anche per dimostrare agli amici del nostro ceto, che siamo una famiglia di fama e di richezza. Qualsiasi sia la ragione, ho approfittato del suo grande dono di avere un’educazione. Dall’infanzia mi ha trattato con dolcezza e mi ha dato l’opportunita’ di studiare latino e greco come i miei fratelli. Mi ha anche permesso di frequentare insegnamenti di disegno con il maestro Andrea Belluomo, che e’ venuto due anni fa ad impreziosire le pareti della sala da pranzo. Mio padre mi ha introdotto a scrittori come Dante e a poeti come Boccaccio. Confesso di avere un grande affetto per le poesie e di avere un piccolo talento per scrivere versetti io stessa. Sono contenta che anche al mio fidanzato piacciano le poesie. Ne abbiamo parlato durante la nostra terza riunione, mentre facevamo una passeggiata in giardino. Eravamo accompagnati, naturalmente, dalle sorelle minori e dalla balia. Penso che sia stato dopo quell’incontro con Roberto che ho iniziato a provare una tenerezza per il mio futuro marito.

Il sole sorge piu’ alto nel cielo e ora sento i domestici che preparano la festa. Mentre aspetto che mia madre venga da me per aiutarmi a vestirmi, mi rendo conto che il mio cuore e’ pesante e pieno di emozioni varie. Non vedo l’ora di sposarmi con Roberto, un nobile uomo da una famiglia importante e molto ricca, pero’ sono anche un po’ triste. Fra poco devo lasciare la casa a Ferrara, in cui sono cresciuta, e trasferirmi a Firenze lontano dalla mia famiglia. Roberto abita in un grande palazzo che eguaglia l’eleganza di palazzo Strozzi. Mio padre mi ha detto questo dopo averlo visto l’estate scorsa. Lui e’ andato a Firenze per stabilire il contratto di matrimonio e per parlare della mia dote con la famiglia d’Angelica. Mi ha raccontato che l’edificio sembrava una fortezza dalla strada, pero’ dentro c’e’ un cortile aperto, molto raffinato con colonne e statue. Poi le stanze del secondo piano sono grandi con mobili e cassapanche fatti di legno molto prezioso. Le pareti sono ambellite con quadri e affreschi fatti da pittori famosi di Firenze. Sono sicura, nonostante il mio corrente stato di ansia, che saro’ in grado di accudire questo palazzo e risusciro’ a dare al mio nuovo marito una grande famiglia con tanti figli maschi.

Ora mancano solo un paio di ore prima che cominci il banchetto sontuoso per festeggiare il mio matrimonio con Roberto. Prima pero’ ci sara’ il corteo in cui cavalchero’ attraverso Ferrara in una grande processione nuziale. Per l’occasione mi mettero’ un lungo e voluminoso vestito con una scollatura ampia che mettera’ in evidenza la mia bianca pelle incipriata. La stoffa del vestito e’ di seta celeste. E’ intarsiato con oro in un disegno intricato di fiori e uccellini. La gonna e’ pesante e ha uno strascico di morbido velluto. Mi piacciono le maniche del vestito perche’ sono lunghe e i polsini arrivano fino alla punta delle mie dita. Penso che questo sia il piu’ elegante vestito che abbia mai portato. Sulla testa avro’ una ghirlanda di fiori, che mia madre dice rappresenta fortuna e fertilita’, pero’ io penso che sia l’ultimo tocco di bellezza per il mio costume. Per l’occasione ho dato attenzione speciale alla fronte e ho depilato l’attaccatura dei capelli, dopo averli schiariti con una ricetta di limone e lavanda. Fra poco mia cugina mi aiutera’ a imbellettarmi. Lei ha un nuovo libro pieno di segreti di bellezza e non vedo l’ora di approfittarmene di alcuni.

Al castello di mio padre ci sara’ un centinaio di persone che assisterano alla festa. Sono sicura che mio padre usera’ questa occasione per sfoggiare un po’ davanti ai suoi ospiti. So anche che il mio sposo sara’ vestito in modo elegante come me  e mi trattera’ con gentilezza. Portera’ una casacca con lembi di pelliccia molto raffinata e una fusciacca di seta. Sopra la testa avra’ un bel copricapo. Ci siederemo insieme al capo tavola e ascolteremo bella musica e mangeremo bene piatti esotici di cacciagione rara e frutta di stagione. Poi, dopo i festeggiamenti sfarzosi, Roberto e io lasceremo Ferrara per andare a Firenze. Partiamo con il suo entourage enorme, pieno di fasto, mostrando bandiere variopinte della sua famiglia. Sara’ molto romantico viaggiare di notte, sotto le stelle che faranno da baldacchino sopra le nostre teste. Ci sara’ anche la luna piena che ci fara’ compagnia lungo la strada verso Firenze.

Aspetta! Sento un rumore nel corridoio fuori la mia camera! E’ il fruscio della gonna di mia madre che viene finalmente a svegliarmi! Allora devo smettere di sognare a occhi aperti! L’ora e’ arrivata. La sposa deve prepararsi!

REFERIMENTO UTILE/LANGUAGE LEARNING TIP: Fai una ricerca su internet di un soggetto che ti interessa. Poi scrivi una tema su quello che hai letto. Non deve essere noioso…usi un po’ di immaginazione. Do an internet search on a topic that interests you. Then write a theme on what you have read. It doesn’t have to be boring…use your imagination!

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Ecco una storia che ho scritto. L’incarico era “Immagina di essere un elemento della natura. Descrivi ciò che vedi e che senti. Usa il tempo imperfetto”. Ho usato un po’ di fantasia nella mia storia….volevo condividerla con voi….

Io sono il vento dell’ovest. Quando ero piccolo, giocavo nel prato con i miei fratelli, le altre piccole brezze. Eravamo felici, sempre riscaldati da un sole che brillava ogni giorno in un cielo sereno.

Uno dei nostri passatempi favoriti era giocare a nascondino. Passavamo sopra il fiume e sotto i ponti in cerca di bei posti per nasconderci. Qualche volta prendevamo in giro la gente del nostro paese. Uno dei miei scherzi preferiti era tirare un bel soffio ad una persona ignara per rovesciare improvvisamente il suo cappello dalla testa. Puntavo sempre la gente che andava al mercato nel centro del villaggio per comprare una bistecca dal macellaio o un bel pezzo di pane dalla panetteria. Dopo aver visto la gente che correva dietro I suoi cappelli, ridevo sempre con le altre brezze che mi accompagnavano e ce ne scappavamo dietro un’angolo per aspettare altra povera gente.

Pero’ di notte quando papà, il vento dil nord, si rendeva conto di come mi ero comportato durante il giorno, si arrabbiava sempre. Avevo paura quando faceva così. Il cielo diventava buio e faceva freddo. C’era un terrificante rumore come se un treno stesse per arrivare in stazione. Tutti gli alberi ondeggiavano come se fossero matti e c’erano carte, foglie e anche bici che giravano in tondo come in un vortice. Ma prima che provacasse tanto danno, mia madre, il vento dell’est arrivava e calmava mio padre con parole dolcissime. L’uragano smetteva sempre quando c’era mia madre al suo fianco e tutto ritornava sempre a posto.

Poi, mia madre preparava una bella cena per la sua grande famiglia. Mentre noi piccole brezze aspettavamo la cena, correvamo su e giu’, dalla cucina all’orto. Dopo poco il prato era pieno del buon profumo che noi spingevamo fuori dalla cucina di mia madre. Tutti in paese sapevano che mia madre era una buona cuoca, e quando sentivano gli odori che venivano dalla sua cucina, sapevano che c’era qualcosa di delizioso da mangiare. Poi con un bacio leggero, ci metteva a letto. Papà arrivava e ci raccontava una storia della sua infanzia quando viveva al di la’ del mare. Poi con un gran abbraccio, mi diceva sempre che un giorno sarei diventato un grande vento e che avrei regnato dall’ovest. Ma questo sarebbe successo solo se io avessi smesso di giocare con la povera gente!

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