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Archive for dicembre 2010

Sono sempre triste quando qualcosa finisce, ma sono anche molto emozionata quando c’è una nuova iniziativa davanti a me. Dunque per me, capodanno è una festa piena di sentimenti contrastanti. Non si sa mai dove si sarà l’anno prossimo o come noi cambieremo nell’anno prossimo. Sicuramente niente sarà lo stesso, i ragazzi crescono, gli amici vanno e vengono e ciascuno di noi diventerà un po’ più veccho. Però invece di essere cinica, che secondo me riempie di energia negativa, sono sempre ottimista e molto curiosa di scoprire dove l’anno nuovo mi porterà.

Dunque stasera, alla vigilia del nuovo anno, festeggio tutte le possibilità ancora davanti a me. Guardo in anticipo un nuovo futuro in cui ci saranno nuove amicizie e nuovi posti da visitare. Un anno pieno di sorprese e di novità. Sono anche pronta ad affrontare un nuovo futuro imparando più di questa dannata lingua per capire meglio come funziona questo paese pazzesco che ha catturato il mio cuore. Sarebbe grande avervi tutti a tavola stasera con me per condividere un piatto di lenticchie, sicuramente un piatto che ci porterà prosperità e fortuna, e per fare una grande confusione a mezzanotte! Ho tanti cappellini di carta e un sacco di trombette da condividere per dire addio al vecchio anno e per accogliere calorosamente il nuovo anno con gioia!

L’anno è davanti a noi. Tutto è possibile (speciamente quando sei matta come me)! Carpisci l’anno nuovo! Non è un dovere dover invecchiare!

Vi lascio una bella canzone di Niccolò Fabi: “È non è”

E’ una passione giocosa
un buon sentimento
uno sguardo e un pensiero
che non si riposa
E’ la vita che accade
E’ la cura del tempo
E’ una grande possibilità

Non è una sfida
Non è una rivalsa
Non è la finzione di essere meglio
Non è la vittoria l’applauso del mondo
di ciò che succede il senso profondo

E’ il filo di un aquilone
un equilibrio sottile
non è cosa ma è come
E’ una questione di stile
non è di molti ne’ pochi
ma solo di alcuni
E’ una conquista una necessità

Non è per missione
ma nemmeno per gioco
Non è “che t’importa”
Non è “tanto è uguale”
Non è invecchiare cambiando canale
Non è un dovere dovere invecchiare

Sentire e fare attenzione
ubriacarsi d’amore
è una fissazione
è il mestiere che vivo
e l’inchiostro aggrappato
a questo foglio di carta
di esserne degno
è il mio tentativo

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Spaparanzarsi = sdraiarsi comodamente

Ho letto un articolo recentemente sul “Corriere della sera” che dice che per imparare nuove parole è sufficiente ripeterle 160 volte. “L’hanno scoperto i ricercatori dell’università di Cambridge, secondo cui sono sufficienti 14 minuti di impegno perché il cervello non distingua più i nuovi vocaboli dai vecchi.”

Accidenti davvero 160 volte!??? Stanno scherzando? Mi prendono in giro!?

Durante le conversazioni e gli incontri vari durante la settimana, faccio una lista di parole e le frasi interessanti che voglio imparare a memoria. Per esempio, l’altro giorno un’amica, che ha chiesto a Babbo Natale di regalarle uno “scaldasonno”, mi ha chiesto se io sapessi la parola “arzigogolato”.

uno scaldasonno

Prima di chiederle che vuol dire “arzigogolato”, ho trovato necessario chiederle che diavolo è uno “scaldasonno”!

Una cosa fantastica!”, mi ha risposto. “Si mette nel letto per renderlo caldo prima di andare a letto”.

O!  Hmmm… Non vuoi invece un nuovo CD o una nuova maglia fatta di seta o magari una collana di diamanti? le ho chiesto.

Assolutamente no!”, la sua risposta. “Per le notti freddissime di un inverno italiano non c’è niente di meglio che di uno “scaldasonno!

uno stile pesante e arzigogolato

Allora “che vuol dire “arzigogolato”? ho chiesto finalmente.

Proprio una bella parola per chi studia il barocco e ama la storia dell’arte” mi ha detto. Vuol dire “convoluted, elaborate”.

Fantastico! Due parole molto utili! Ecco alcune altre  nella mia lista settimanale:

Rannicchiarsi = ripiegarsi in un piccolo spaziorannicchiare le gambe: curl up into a ball, tuck your feet under you (una parola perfetta per me, quando leggo un libro mi rannicchio in un angolo del divano!)

il gatto si rannicchia sul letto

Spaparanzarsi = sdraiarsi comodamente (sopratutto al sole!) sprawl out (l’opposto di rannicchiarsi, quando sono pigra mi spaparanzo sul divano davanti alla televisione…come l’orso sopra!)

Mangiare con ingordigia = mangiare con avidità, eat greedily (come l’ho fatto durante questa vacanza!)

Gattona per casa pazzo di gioia = crawl around the house in joy (come abbiamo fatto il giorno di natale quando abbiamo visto tutti i regali sotto l’albero)

Straziante =  provoca o esprime un violento dolore fisico o morale, heart breaking (il sentimento di tutti quando il giocatolo da Babbo Natale per mio figlio, un ficissimo elicottero con motore, si è rotto dopo due ore dopo che lui l’aveva aperto)

Suonatore di cornamuse = bag pipe player (perché non si sa mai quando avrai bisogno di suonare un cornamuse!)

Zoccoli = hooves (zoccoli delle renne) che voglio distinguere nella mia mente da:

Zoticoni = oaf

Zuccone = fat head

…e finalmente….

Lenticchie = lentils, il piatto che tanti italiani mangiano per capodanno perché porta fortuna!

Allora…tutti al lavoro! “Arzigogolato, arzigogolato, arzigogolato, arzigogolato, arzigogolato, arzigogolato, arzigogolato, arzigogolato, arzigogolato, arzigogolato….

….solo centocinquanta volte in più prima di memorizzarla!

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È il giorno dopo il giorno successivo di natale. La casa è ancora in disordine. Ci sono scatole e carta velina dappertutto. Non ci posso credere ma sto diventando stanca di mangiare i biscotti di natale e caspita!…sì anche il panettone! Non ho voglia di fare niente più che guardare i film come “Casablanca” con Humphrey Bogart o “Charade” con Audery Hepburn e Cary Grant. Che bella questa settimana che fa il ponte da Natale e Capodanno! Sembra che il tempo rallenti un po’ e posso godermi quello che gli amici scrivono sui loro blog e quello che pubblicano su Twitter.

In fatti proprio questa mattina ho letto un Tweet di Beppi Severgnini che mi ha aggiornato su un nuovo cantante, Davide Zilli. Il cantore, che fa una miscela di pop e jazz, ha appena vinto il Premio Bindi per il Miglior Testo con l’esordio “Coinquilini”, che ho trovato molto orecchiabile e vivace.  Secondo MusicoPOLIS.it : Coinquilini: L’inno della generazione Ikea: per chi è precario, per chi è universitario, per chi deve dividere tutto con gente più o meno (s)conosciuta, la casa, la stanza, l’affitto, il letto, le bollette, le cene, i mobili, per chi ci soffre e per chi, in fondo, se la fa andare bene così…

Allora ascolto la canzone una volta di più…poi vado a spaparanzarmi davanti alla televisione per guardare un altro film di Humphrey Bogart. Alla prossima….!

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Era la notte prima di Natale e tutta la casa era in silenzio, nulla si muoveva, neppure un topino…Le calze, appese in bell’ordine al camino, aspettavano che Babbo Natale arrivasse.

Finalmente la vigilia è qui e sto con la famiglia e stiamo aspettando la visita di Babbo Natale. Voglio augurarvi: Buon Natale! Buone feste! Bella Gioia! (Proprio stamattina ho imparato da Rossella che a Milano loro dicono “Bella Gioia”!) Dal mio cuore vi mando tanti auguri e spero che averete una bella festa. Grazie per stare con me e per leggere il blog per le amicizie che ho trovato nello corso di scriverlo. I vostri commenti mi riscaldano il cuore e mi riempiscono di gioia! Bella gioia!

Prima di lasciarvi per ascoltare il rumore degli zoccoli delle renne sul tetto, voglio condividere con voi questa bella traduzione della poesia famosa di Clement C. Moore “The Night Before Christmas” che ho trovato on-line fatta da “Gironzolone” nella bacheca di About-Italian. Un grande abbraccio a tutti voi!

Era la notte prima di Natale e tutta la casa era in silenzio,
nulla si muoveva, neppure un topino.
Le calze, appese in bell’ordine al camino,
aspettavano che Babbo Natale arrivasse.

I bambini rannicchiati al calduccio nei loro lettini
sognavano dolcetti e zuccherini;
La mamma nel suo scialle ed io col mio beretto
stavamo per andare a dormire
quando, dal giardino di fronte alla casa, iunse un rumore
Corsi alla finestra per vedere che cosa fosse successo,
spalancai le imposte e alzai il saliscendi.

La luna sul manto di neve appena caduta
illuminava a giorno ogni cosa
ed io vidi , con mia grande sorpresa,
una slitta in miniatura tirata da ott minuscole renne
e guidata da un piccolo vecchio conducente arzillo e vivace;
capii subito che doveva essere Babbo Natale.

Le renne erano più veloci delle aquile
e lui le incitava chimandole per nome.
“Dai, Saetta! Dai, Ballerino!
Dai, Rampante e Bizzoso!
Su, Cometa! Su, Cupido! Su, Tuono e Tempesta!
Su in cima al portico e su per la parete!
Dai presto, Muovetevi!”

Leggere come foglie portate da un mulinello di vento,
le renne volarono sul tetto della casa,
trainando la slitta piena di giocattoli.

Udii lo scalpiccio degli zoccoli sul tetto,
non feci in tempo a voltarmi che
Babbo Natale venne giù dal camino con un tonfo.
Era tutto vestito di pelliccia, do capo a piedi,
tutto sporco di cenere e fuliggine
con un gran sacco sulle spalle pieno di giocattoli:
sembrava un venditore ambulante
sul punto di mostrate la sua mercanzia!

I suoi occhi come brillavano! Le sue fossette che allegria!
Le guance rubiconde, il naso a ciliegia!
La bocca piccola e buffa arcuata in un sorriso,
la barba bianca come la neve,
aveva in bocca una pipa
è il fumo circondava la sua testa come una ghirlanda.
Il viso era largo e la pancia rotonda
sobbalzava come una ciotola di gelatina quando rideva.
Era paffuto e grassottello, metteva allegria,
e senza volerlo io scoppiai in una risata.
Mi fece un cenno col capo ammiccando
e la mia paura spari,

non disse una parola e tornò al suo lavoro.
Riempì una per una tutte le calze, poi si voltò,
accennò un saluto col capo e sparì su per il camino.
Balzò sulla slitta, diede un fischio alle renn
e volò via veloce come il piumino di un cardo.
Ma prima di sparire dalla mia vista lo udii esclamare:
Buon Natale a tutti e a tutti buona notte!

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Seconda parte del presepe: Ieri abbiamo ricevuto un grande pacco dall’Italia. Pensavo di tenerlo nascosto fino alla vigilia, ma questa mattina ho ricevuto un messaggio urgente da Vita, la migliore amica di Francesca (la nostra figlia Italiana) che ha detto che era molto importante aprirlo per trovare un regalo speciale dentro (quello con la cartolina che diceva “aprimi immediatamente!”) Dopo aver tolto tutta la confezione del regalo speciale di Vita, la faccia di Francesca era piena di gioia, perché dentro il pacco ha trovato tutte le statue, la carta e il muschio necessario per fare un bel presepe. So che le manca la famiglia (e la sua amica fantastica!) e tutte le sue tradizioni natalizie, specialmente il presepe, e nonostante tutte le nostre decorazione natalizie, l’albero di natale e tutte le luci brillianti, c’era qualcosa che non andava. Dunque, un grande abbraccio a Vita e alla famiglia Mirabile per averci rese entrambi felici! Questo pomeriggio è stato un vero piacere aiutare Francesca con la costruzione del presepe. Ecco le foto del procedimento per fare il presepe. (Una nota: vedete che il bambino Gesù non è in evidenza…ma ci sarà lui la notte della vigilia!)







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Ci sono ancora quattro giorni prima che sia la vigilia e che Babbo Natale arrivi e si arrampichi giù per il camino. In questi giorni prima di Natale ci stiamo godendo le feste e tutte le attività festose. In fatti l’altro giorno, abbiamo preso il trenino di Natale di Niles per fare una gita tra le colline del nord della California in un vagone ben decorato con le luci e gli addobbi…e caspita abbiamo anche intravisto Babbo Natale se stesso per un breve minuto! Durante il nostro percorso abbiamo cantato, con felicità e con tanto affetto, tutte le canzoni che abbiamo imparato a memoria sin da bambini. Uno di queste è la canzone che Nat King Cole ha reso famosa “Caldarroste sul fuoco” anche conosciuta come la “Canzone di Natale”. La musica e testi sono stati composti da Torme e Wells ne 1946 e la versione di Cole, piena di nostalgia, e una delle quintessenziali canzone Americane di Natale.

La canzone mi fa ricordare non solo la mia infanzia, ma anche dei bei momenti passati a Firenze e le caldarroste che erano disponibili dietro ogni angolo. Non c’è niente meglio che gironzolare per la città con un piccolo sacco di caldarroste tra le mani per riscaldare le dita e la pancia. La preparazione delle castagne per arrostirle è semplice, è solo necessario incidere le castagne con un coltellino per evitare che esplodano sul fuoco. Poi disponetele sulla placca del forno e cuocetele a 180 gradi per mezz’ora oppure, se disponete dell’apposito tegame, fatele arrostire sul fornello a fiamma vivace. Le castagne sono pronte quando vedete sulla buccia delle bruciature.

Quando ho chiesto alla mia figlia italiana se lei conosceva alcune canzoni americane popolari di Natale, come “Caldarroste sul fuoco” mi ha detto di no. Infatti dopo aver fatto una piccola ricerca per una versione tradotta e cantata in Italiano, non l’ho trovata. Gli Italiani invece cantano canzoni come “Tu scendi dalle stelle” o “Adeste fidelis”. Dunque mentre state preparando una bella caldarrosta potete cantare in Italiano la canzone famosa di Nat King Cole usando queste parole tradotte dall’Inglese e poi potete cantare la canzone fondamentale Italiana di Natale “Tu scendi dalle stelle”, che ora penso sia una delle mie nuove canzoni preferite di Natale!

Caldarroste all’aperto
Jack Frost stuzzica il tuo naso
Canti di Natale eseguiti da un coro
E gente vestita come gli eschimesi
Tutti sanno che un tacchino e un po’ di vischio
Aiutano a rendere la stagione più felice
I più piccini con i loro occhi luccicanti
Faranno fatica a dormire stanotte
Loro sanno che Babbo Natale è sulla sua strada
Sta portando un sacco di giocattoli e regali sulla sua slitta
Ed ogni bimbo della mamma vorrà spiare
Per vedere se le renne sanno davvero volare
E così, io porgo questa semplice frase
Ai ragazzi dal primo all’ultimo
Anche se è stato detto molte volte, e in tutte le salse…
Buon Natale a voi.

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So che Natale è dietro l’angolo quando vedo il primo albero di Natale legato al tetto di una macchina subito dopo il giorno del Ringraziamento o quando io vedo banchi enormi di Panettoni nel supermercato. Sì, anche qui negli Stati Uniti i Panettoni, il vero e propro simbolo del Natale in Italia, sono disponibili quasi dappertutto! Un sacco di anni fa, per la prima volta ho portato un panettone a casa non immaginavo che sarebbe diventata una grande tradizione anche per la nostra famiglia. Infatti, i miei ragazzi vanno pazzi per un bel Panettone e subito dopo che io tolgo la confezione dalla  bella scatola, è l’ora di comprarne uno nuovo! Mio marito, ogni volta che va a Costco (il più grande centro commerciale all’ingrosso del paese) ritorna sempre con una pianta di Poinsettia in una mano e un bel Panettone nell’altra. Abbiamo un’abbondanza di piante, ma i panettoni scompaiono subito dopo. Penso che solo in questa stagione ci siamo nutriti di cinque Panettoni…e non è ancora Natale!

Apparentemente noi umani nella famiglia non siamo gli unici golosi di un bel Panettone. L’altro giorno, qualcuno (non voglio fare nomi) ha lasciato il Panettone molto vicino al bordo del piano di lavoro nella cucina. Quando sono entrata ho trovato il panettone per terra, quasi tutto consumato e il cane, quando mi ha visto, è sgattaiolato via con un’espressione colpevole! “Kyle” ho sgridato! (Scusate, ho detto prima che non avrei rivelato il nome della persona colpevole!) “Perché il cane sta mangiando il panettone appena comprato?” (questo detto in un tono molto dolce, naturalmente)  “Non sono stato io, Mamma! Ti giuro! Ho messo il panettone direttamente al centro del piano di lavoro.” (questo, detto nel tono meno credibile possibile!) Va be’. Peccato! Un grande spreco di un bel Panettone. Almeno il cane ha mangiato bene! Sono andata subito dopo a comprarmene un altro ancora. Gratificante però vedere che nel supermercato i banchi dei Panettoni sono pieni come mai! Sono sicura che avremo bisogno di tanti altri prima che la stagione sia finita! E chissà? Forse Babbo Natale porterà un Panettone per riempire la calza del cane quest’anno!

Un po’ di storia del Panettone. È il dolce tipico natalizio di Milano. Ci sono alcune leggende sull’origine. Una di esse riconduce la nascita del panettone all’amore tra un falconiere di Ludovico il Moro, Ugo e la figlia di un fornaio Adalgisa. Per poter vedere la sua bella Ugo decise di farsi assumere come garzone nella bottega del padre di Adalgisa, Toni, i cui affari non andavano bene. Là inventò il “pan del Toni”, “pangrande” (panettone) per risollevare gli affari aggiunse del burro all’impasto del pane, acquistato grazie alla vendita di due falconi, e creò un pane saporito a cui aggiunse in seguito uova, uvetta e cedro candito. Il pane ebbe un enorme successo e Ugo e Adalgisa poterono sposarsi.

Un’altra leggenda invece narra del banchetto preparato da un ignoto cuoco alla corte di Ludovico Sforza. Il lauto pranzo di Natale doveva concludersi con un dolce favoloso, ma il cuoco lo bruciò nel forno. A salvarlo fu un garzone di nome Toni che aveva preparato un po’ di impasto con uvetta, uova e canditi per poterlo mangiare la sera. Il dolce improvvisato fu un successo.

Ecco una ricetta per il Panettone che ho trovato su YouTube. Mangiate bene!

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